BIOENERGIE E DEFORESTAZIONE

//BIOENERGIE E DEFORESTAZIONE

Una delle critiche più frequentemente mosse dall’opinione pubblica, purtroppo spesso male informata, nei confronti delle bioenergie ed in particolare al mondo delle biomasse, è che il loro utilizzo rappresenti una minaccia nei confronti del patrimonio forestale di cui la Terra dispone, esponendo l’umanità ai rischi connessi alla deforestazione. In realtà, il vero pericolo è rappresentato più dalla mancata cura e manutenzione del patrimonio boschivo che non dal suo corretto utilizzo e sfruttamento; i numerosi incendi che si verificano in estate in molte regioni italiane e nel mondo ne sono la prova.

Stando a quanto riportato da National Geographic Italia  in Italia le foreste coprono un terzo del territorio, e continuano ad avanzare: il bosco ha preso il posto di pascoli e coltivazioni e sta diventando sempre più impenetrabile ed indifendibile in caso di incendi. La superficie boschiva nel nostro Paese ha raggiunto i 10,9 milioni di ettari, conquistando in 30 anni oltre 3 milioni di ettari.

Dall’annuario dell’agricoltura italiana 2014 pubblicato dal Crea (Consiglio per la ricerca in Agricoltura – www.crea.gov.it) emergono dati rilevanti:

  • cresce la superficie forestale nazionale nell’ultimo decennio (+5,8% rispetto al 2005);
  • le foreste italiane rappresentano il 5% della superficie forestale europea e il 34% della superficie totale nazionale;
  • nonostante l’aumento della superficie forestale, l’utilizzo annuale delle biomasse rimane largamente al di sotto della media europea (30% contro il 60%);
  • crescono nel 2014 le importazioni di legname grezzo ad uso strutturale ma in particolare ad uso energetico.

Nel 2014 la superficie boschiva italiana risultava pari a 10.987.805 ettari, con un incremento del 5,8% rispetto al 2005. Di tale incremento solo 1.700 ha/anno sono dovuti a imboschimento, il resto è il risultato dell’espansione naturale del bosco conseguente al progressivo abbandono delle attività agro-silvo-pastorali. Le foreste italiane restano al sesto posto nella classifica dei paesi europei (escludendo la Russia) con la maggiore estensione forestale e ricoprono il 5% della superficie forestale totale europea e il 34% della superficie totale nazionale.

L’incremento complessivo di massa legnosa prodotta dai boschi italiani è stimato in poco meno di 30 milioni di metri cubi all’anno: ciononostante l’utilizzo annuale della biomassa prodotta dai boschi italiani, per fini energetici o industriali, è stimata in misura non superiore al 30% (pari a circa 7,7 milioni di metri cubi) contro una media europea che utilizza, invece, circa il 60% di quanto ogni anno i boschi riescono a crescere. In altre parole ogni anno si utilizza (cioè si taglia) solo il 30% della nuova superficie boschiva: significa che ogni anno, per 100 nuovi alberi che nascono, se ne tagliano 30, mentre in Europa si preleva, in media, il 60% della nuova biomassa (l’Austria supera il 90%).

L’Italia, come molti altri paesi europei e non, ha nei suoi boschi un enorme potenziale inutilizzato, ed anche se il prelievo di legna raddoppiasse rispetto a oggi, le nostre foreste continuerebbero ad aumentare di anno in anno. Questo potenziale non si limita al valore della materia prima legno, ma anche alle numerose opportunità occupazionali che automaticamente si creerebbero, con riferimento alle operazioni di manutenzione del patrimonio boschivo per produrre combustibile rinnovabile da destinare alle filiere energetiche. In questo modo si ridurrebbe anche il rischio di incendi ed altri potenziali danni.

2017-09-13T07:50:07+00:00 13 Settembre 2017|Faq|