COS’È IL BIOCHAR?

//COS’È IL BIOCHAR?

Il biochar è carbone vegetale ottenuto dalla conversione termochimica della biomassa in presenza di una percentuale sotto-stechiometrica di un agente ossidante, ovvero di un ridotto apporto di ossigeno, ad una temperatura inferiore ai 700°C. A differenza del carbone, l’utilizzo principale del biochar è relativo al suo impiego come ammendante del suolo, con lo scopo di migliorarne le caratteristiche fisiche, chimiche, biologiche e meccaniche, contribuendo inoltre a ridurre le emissioni che, diversamente, si trasformerebbero in GHG. Il biochar può esser ottenuto da diversi tipi di biomasse, inclusi gli scarti agricoli, il letame ed ovviamente il legno: infatti anche dal cippato è possibile ottenere un biochar utilizzabile in agricoltura come ammendante, così come specificato nel Decreto Mipaaf del 22 giugno 2015 .

Diversi studi internazionali hanno dimostrato che l’utilizzo del biochar comporta significativi benefici agronomici (come l’aumento della produttività nei terreni ammendati con biochar, o la riduzione dell’acidità del suolo): la sua applicazione contribuisce infatti a migliorare la fertilità del suolo ed aumentarne la ritenzione idrica e di nutrienti essenziali per le piante, in particolare calcio, potassio e fosforo. Sono tre i principali meccanismi attraverso cui il biochar favorisce la produzione vegetale:

1) modificando direttamente la chimica del suolo attraverso la sua composizione in elementi;

2) fornendo una superficie chimicamente attiva, capace di modificare la dinamica dei nutrienti nel suolo e di catalizzare reazioni utili;

3) modificando le caratteristiche fisiche del suolo, con benefici per la crescita radicale e favorendo l’assorbimento e la ritenzione di nutrienti e acqua che risultano più disponibili per le piante.

In effetti, è proprio grazie alla sua struttura porosa ed all’elevata area superficiale che il biochar influenza le proprietà fisiche del suolo, ad esempio favorendo la ritenzione idrica e aumentandone l’area superficiale.

Un altro effetto positivo consiste nell’aumento del pH dei suoli per via della presenza di sostanze basiche nel biochar. Questo è particolarmente utile nei suoli acidi in cui l’aumento di pH determina un incremento della solubilità di elementi importanti per le piante, quali fosforo, calcio e potassio. Inoltre, dopo l’immissione nel terreno, la superficie del biochar subisce ossidazione con formazione di gruppi funzionali fenolici e carbossilici che conferiscono alla superficie cariche negative pH dipendenti. Questo determina un miglioramento delle caratteristiche chimiche del suolo, quali incremento della capacità di scambio cationico (CSC) ed aumento della ritenzione di acqua, nutrienti e prodotti agrochimici a disposizione delle piante e delle coltivazioni. La CSC è infatti indicativa della capacità del suolo di trattenere cationi in una forma disponibile per le piante e di minimizzarne le perdite per dilavamento.

L’uso del biochar come ammendante porta quindi ad una diminuzione della lisciviazione di elementi nutritivi importanti con conseguente aumento della fertilità del suolo e, allo stesso tempo, riduzione dell’inquinamento delle falde acquifere. Tutto questo consente inoltre un minore utilizzo di fertilizzanti chimici con importanti ricadute sia per gli agricoltori, soggetti a minori spese, sia per l’ambiente. Infatti, un minore consumo di energia e risorse porta anche ad un minore impatto ambientale. Grazie alle sue elevate capacità assorbenti, il biochar può contribuire alla riduzione dell’inquinamento diffuso proveniente da agricoltura attraverso la sua distribuzione in terreni da cui derivano elementi inquinanti; la sua capacità assorbente può inoltre esser utilizzata per eliminare la contaminazione nel processo di trattamento delle acque. Diversi studi dimostrano infatti la sua efficacia nella rimozione di nitrati, fosfati, metalli pesanti, pesticidi e composti organici sia dai suoli che da soluzioni acquose.

2017-09-13T07:45:01+00:00 13 Settembre 2017|Faq|