Sfatiamo qualche mito e facciamo chiarezza sull’uso delle biomasse legnose come fonte rinnovabile di energia.

TAGLIARE GLI ALBERI SIGNIFICA DEFORESTARE?

Una delle opinioni più diffuse quando si parla di biomasse legnose è che il loro prelievo e utilizzo rappresenti una minaccia all’integrità e alla salvaguardia del patrimonio boschivo e forestale, esponendoci ai rischi connessi alla deforestazione.

In realtà non c’è niente di più falso. Stando ai dati riportati in un recente dossier di RSE S.p.A., i boschi e le foreste italiane si estendono su 11 milioni di ettari, oltre un terzo del territorio nazionale, e continuano a crescere (circa 1000 metri quadri al minuto, secondo quanto riportato da AIEL). In termini di prelievi annui globali (sia per il legname “da opera” che per usi energetici), si osserva (FIPER) che il dato più recente è di 0,71 m3/ettaro, valore molto basso rispetto alla media dell’Europa a 27 (pari a 2,39 m3/ettaro) e con tendenza in diminuzione. In altre parole, il patrimonio boschivo italiano è poco sfruttato, ovvero poco “coltivato” come dovrebbe, con operazioni ad esempio di diradamento selettivo, il che è testimoniato numericamente dal confronto fra la crescita media dello stock di biomassa (circa 3,3 m3/ha) e i prelievi (0,71 m3/ha, solamente il 22 % circa dell’accrescimento).

L’espansione naturale dei territori boschivi è manifestazione di abbandono e assenza di politiche di gestione e di valorizzazione della risorsa legnosa; tutto ciò espone i boschi al rischio di incendi, con tutte le conseguenze in termini di inquinamento ambientale (per esempio gli incendi in Australia del 2019)

Dunque, per avere un patrimonio boschivo in salute è necessario effettuare quelle attività di manutenzione previste da una gestione forestale sostenibile che permettano al bosco di crescere e prosperare. Da queste stesse attività possiamo ricavare importanti quantità di biomassa legnosa rinnovabile, utile per la produzione di energia.

GESTIONE FORESTALE SOSTENIBILE

Con gestione forestale sostenibile si intende un insieme di attività e comportamenti da adottare al fine di garantire il corretto utilizzo del nostro patrimonio boschivo mantenendo la sua biodiversità, produttività, capacità di rinnovamento, vitalità e capacità di svolgere (nel presente e nel futuro) rilevanti funzioni ecologiche, economiche e sociali a livello locale e globale, preservando gli ecosistemi.

Dunque, gestire le foreste significa salvarle. Il modo più giusto per farlo è quello di tagliare meno alberi di quanti ne crescono, rimuovendo le piante morte o malate (ovvero quei residui che altrimenti rilascerebbero il proprio carbonio nell’atmosfera con la naturale degradazione biologica), e permettendo a quelle giovani di avere a disposizione lo spazio necessario al proprio sviluppo. Piante giovani garantiscono, inoltre, una maggior capacità di assorbimento della CO2, la cui eccessiva presenza in atmosfera rappresenta una delle principali cause del surriscaldamento del pianeta.

Utilizzare biomassa proveniente da gestione forestale sostenibile significa avere delle foreste produttive e in continua crescita, che ci mettono a disposizione una fonte rinnovabile di energia, oltre a generare nuovi posti di lavoro.

LA BIOMASSA LEGNOSA È UNA FONTE DI ENERGIA RINNOVABILE?

Assolutamente sì! Il legno è una fonte rinnovabile a tutti gli effetti, e lo chiarisce anche l’Unione Europea all’art. 2 comma 1 della direttiva RED II.

Ovviamente, il grado di rinnovabilità delle biomasse non può esser confrontato con altre fonti come sole e vento, che sono disponibili liberamente in natura per alcune ore al giorno, e si rigenerano quotidianamente, seppur con una prevedibilità approssimativa. Ciononostante, un uso sostenibile della biomassa legnosa, secondo i cicli di accrescimento e rigenerazione noti all’umanità da secoli, fa sì che esse possano essere considerate fonti rinnovabili. È noto, inoltre, che la combustione di biomassa legnosa libera CO2, ma si tratta di anidride carbonica proveniente dalla stessa atmosfera in cui viene reimmessa, e che altra biomassa provvederà a riassorbire (ciclo carbon neutral). Diverso è quanto accade con un processo di gassificazione, come quello degli impianti SyngaSmart di RESET, che prevedono lo stoccaggio di carbonio nel biochar (in questo caso si parla di tecnologia carbon negative).

Da qui si intuisce la differenza con fonti fossili quali petrolio, carbone e gas naturale, la cui combustione invece aggiunge CO2 a quella già presente in atmosfera, alterandone il bilancio naturale.

Le indicazioni quantitative su quali siano le entità di emissioni di gas serra derivanti dall’uso di energia da biomasse vengono fornite dalla direttiva RED II. Nel documento sono disponibili anche i valori di percentuale di CO2 evitata grazie all’uso di biomasse legnose.

Nel caso di cippato di legno vergine, le percentuali di CO2 evitata oscillano tra 89 e il 94%.

Molto interessante è l’uso in cogenerazione: le emissioni evitate corrispondono al 91%. Questo vuol dire che l’uso cogenerativo della biomassa comporta una riduzione delle emissioni di oltre 11 volte rispetto alla produzione separata da gas naturale.

La biomassa legnosa, oltre ad essere una fonte rinnovabile, è anche una fonte affidabile.

In base ai dati riportati nel Dossier RSE sopra citato, il comparto della produzione da biomasse opera mediamente per 4700 ore/anno, rispetto a 1240 del solare e 1800 dell’eolico. In realtà, un impianto a biomassa correttamente alimentato, condotto e manutenuto, può arrivare anche a 7500 ore/anno di operatività, offrendo rendimenti molto più elevati in termini di produzione energetica rispetto ad altre fonti rinnovabili.

Infine, la biomassa legnosa è una fonte programmabile e flessibile, adeguata a rispondere sia alla domanda di base (base load) che alle esigenze di picco (peak load) del sistema elettrico. Questa è una caratteristica che solo pochi sistemi di generazione hanno, come il grande termoelettrico tradizionale (tipicamente a gas naturale), ancora oggi la principale fonte di flessibilità del sistema elettrico italiano ed europeo. Tra le rinnovabili, anche la generazione da idroelettrico a serbatoio e biomasse può esser modulata in funzione della domanda: infatti, l’energia immagazzinata nell’acqua di un lago in quota o in un combustibile come il legno può essere conservata a lungo, consentendone un utilizzo secondo necessità.

Il vantaggio della flessibilità è ancor più evidente nel caso della cogenerazione da biomassa: il calore, spesso utilizzato per il riscaldamento di edifici, risponde a dinamiche lente e può esser accumulato, permettendo di seguire separatamente le domande di termico ed elettrico.

IN CONCLUSIONE:

  • Il bosco italiano non sta scomparendo, ma anzi cresce a ritmi elevati.

  • La crescita esponenziale dei boschi sta a indicare l’abbandono e la mancata gestione delle foreste.

  • Applicando la gestione forestale sostenibile, possiamo venire incontro ai nostri bisogni energetici abbandonando i combustibili fossili.

  • La gestione forestale sostenibile fa bene all’ambiente, ma anche all’economia e alla società.

  • Il legno è una fonte di energia rinnovabile; è affidabile, programmabile e flessibile.

  • Utilizzando impianti di cogenerazione a biomassa legnosa, possiamo rispondere in maniera efficiente alla richiesta energetica (sia termica che elettrica), andando anche a ridurre di molto le emissioni di CO2.

RIFERIMENTI