AVETE MAI SENTITO PARLARE DI BIOCHAR?

Ecco, se non lo conoscete siete nel posto giusto!

Il biochar non è altro che carbone vegetale, un materiale granulare che può esser prodotto riscaldando la biomassa oltre i 400 °C in un ambiente in cui vi è pochissimo ossigeno, per un tempo che può variare da qualche secondo a circa 30 minuti.

DA DOVE VIENE IL BIOCHAR?

Voi penserete che sia un materiale di recente scoperta, e invece no!

Le origini del biochar sono da rintracciare in Amazzonia, dove sono stati individuati numerosi siti noti come “Terra Preta dos Indios”. Questi terreni sono di colorazione scura, e ciò è dovuto alla fertilizzazione effettuata con materiale organico e carbone vegetale, ovvero biochar. Non si tratta di terreni già presenti in natura: sono stati creati dall’uomo, e la loro origine sembra essere precolombiana (a partire dal 450 a.C.).

I contadini amazzonici dunque capirono l’importanza e le potenzialità di quel terreno, che aveva la capacità di far crescere al meglio le loro piante e dare frutti ancora più numerosi.

COME VIENE PRODOTTO IL BIOCHAR?

Il biochar è il sottoprodotto risultante dai processi di pirolisi o gassificazione di biomasse vegetali. Per facilitare la comprensione dei processi, immaginate un fiammifero acceso, che brucia.
La fiamma produce il calore necessario alla fase di pirolisi. Il gas e i vapori bruciano nella zona luminosa intermedia, lasciando indietro il char. Quando il fiammifero si spegne, il legno continua a pirolizzare, rilasciando fumo composto da goccioline di TAR (catrame) condensate.

Vediamo ora la differenza tra il processo di pirolisi e quello di gassificazione.

La pirolisi è un processo di decomposizione termochimica che avviene in totale assenza di ossigeno. In pratica la biomassa legnosa viene riscaldata da una fonte esterna ad oltre 400 °C, in un ambiente chiuso e privo di aria: ed in questo modo non ci sono le condizioni perché si verifichi la combustione. Il calore fornito produrrà la scissione dei legami chimici originari della biomassa, che andranno a formare molecole più semplici.

Il processo di gassificazione avviene invece a temperature più alte rispetto alla pirolisi (oltre 850 °C) ed in presenza di una piccola quota di ossigeno, quella necessaria ad alimentare la zona di combustione del reattore. Essa fornisce al gassificatore l’energia termica necessaria ad autoalimentarsi ed a sostenere il processo.

È proprio tramite il processo di gassificazione che gli impianti SyngaSmart progettati e costruiti da RESET producono il nostro GREENCHAR.

IL BIOCHAR PRODOTTO DAGLI IMPIANTI SYNGASMART: GREENCHAR

Gli impianti SyngaSmart di RESET producono un biochar di elevata qualità grazie alle specifiche geometrie del reattore di gassificazione, risultato di diversi anni di ricerca e sviluppo da parte del team ingegneristico di RESET. GreenChar viene prodotto attraverso gassificazione di sola legna vergine, mostra un’elevata porosità ed un notevole contenuto di Carbonio (circa 70%).

Le analisi di laboratorio effettuate hanno permesso di certificare le proprietà chimico-fisiche di GreenChar e la sua conformità ai requisiti di qualità richiesti per ottenere la qualifica di ammendante agricolo e la sua iscrizione nel registro fertilizzanti del Mipaaft.

Grazie a questa validazione RESET, attraverso il braccio operativo Evergreen Resources, commercializza GreenChar destinato ad usi agricoli e florovivaistici.

COME USARE IL BIOCHAR?

Il biochar, grazie al suo contenuto di carbonio e alla sua porosità, risulta essere un potente ammendante per il terreno. Può essere utilizzato in campo o in vaso, ovviamente con quantità diverse: in campo aperto o nell’orto si può usare fino a 1 kg di biochar per metro quadro (1kg/m2). In vaso la quantità di biochar deve corrispondere a massimo il 25% del totale.

Il prodotto è quindi utilizzabile in più settori: in agricoltura, diversi studi dimostrano l’impatto positivo del biochar sulla resa agricola, con un miglioramento della fertilità biologica del terreno, un minor impiego di acqua e concimi chimici; questo comporta un abbattimento dei prezzi per gli agricoltori, un minor impatto ambientale e un minor consumo di risorse e di energia.

Può essere usato anche nel settore florovivaistico; la sua azione è prevalentemente quella di rendere sempre disponibili per le piante gli agenti nutrienti di cui hanno bisogno per crescere, nello specifico calcio, magnesio, potassio, azoto. Il PH del substrato subisce così un incremento e viene migliorata l’abitabilità delle piante.

Il biochar, grazie alla sua stabilità nel tempo, permette la cattura e lo stoccaggio della CO2. Questa sua caratteristica lo rende uno strumento molto importante nella lotta al cambiamento climatico. Sarebbe infatti una tecnica carbon neutral (il saldo di emissioni in atmosfera è minore o pari a zero), ma anche carbon negative (sequestra più carbonio di quanto ne emetta per produrre energia).

Dunque, il biochar sembra quasi un prodotto magico, in grado di aumentare il rendimento agricolo, migliorare la salute del terreno e delle piante, addirittura di aiutare nella lotta al cambiamento climatico!

Non vi stiamo raccontando bugie! È tutto vero!

Continuate a leggere i nostri articoli per scoprire le diverse declinazioni e applicazioni del biochar, dalle più conosciute alle più inusuali!